Uno arriva e fa l'Assessore ai Saperi e alla Bellezza condivisa. E mi ricordo che l'assessore è "quello che si siede accanto", in questo caso, a Catania, accanto ai Saperi e alla Bellezza Condivisa. E allora un altro pensa che i Saperi siano dei mestieri o cristiani o, nel peggiore dei casi, altri assessori o consiglieri comunali e che la Bellezza condivisa sia un'escort, una bella ragazza che si condivide al bunga bunga. Invece no, l'Assessore non si siede accanto, ma solo se ne sta a "urlare al vento nella speranza che orecchio lo senta" - come scrive o urla da licantropo, il professore Licandro della città delle mulinciane, assessore che condivide la Bellezza(con chi,Bellezza?). Tutto questo si può ben condividere, ma che Manlio Sgalambro, ne La morte del sole "sulla quale tanto si è soffermato" abbia voluto redigere un manifesto eco-ambientalista per tenere in vita il sole(s'è spento il sole e chi l'ha spento sei tu, grande Celentano!) ci pare un azzardo sia pure di bene intenzionata ispirazione antindustrialista. Facendo finta di avere letto per intero Il tramonto dell'Occidente (Der Untergang des Abendlandes) di quel reazionario protonazista di Oswald Spengler, ecco quanto scrive il professore Licandro, assessore in condivisione, in con-addizione, con-moltiplicazione, con-sottrazione, presentando il catalogo, Contrasti,edito da Carthago, di una mostra di dipinti dell'avvocato penalista Salvo Trombetta, esposti nei locali del Palazzo Platamone della città delle mulinciane (come Niscemi e Ramacca sono le città dei carciofi):"[Siamo al] tramonto. Della nostra civiltà contemporanea che si è nutrita di terre come di uomini, di colori come di poesia, per risputarci nero catrame: è il tramonto dell'Occidente [...]. Bisogna abbandonare i siti dove le ciminiere soffocano la terra[...] andare verso mari e terre meno contaminati[...] andare a Vendicari o arrampicarsi sui Nebrodi dove bla bla bla fru fru fru. Ma [ ...] l'uomo invadente [in presenza di escort non si può dire di un uomo che siainvadente, ma Allah Akbar, è grande e perdona tutti!] e stupratore[Bellezza condivisa e stuprata?], signore della terra e dei mondi [e degli Anelli], dominatore del bergsoniano 'spirito vitale'[ esprit? non era élan?] al quale addirittura vuole sostituirsi per farsi unico dio, scoprirà presto che non c'è bisogno di attendere qualche milione di anni per assistere alla morte del sole[ecco!] sulla quale tanto si è soffermato Manlio Sgalambro: il sole lo sta già uccidendo lui[non Sgalambro, ma lo stupratore di escort condivise]". Non condividendo quanto l'assessore condivide con la Bellezza, ho deciso di ri-soffermarmi sul saggio di Sgalambro alla ricerca di considerazioni eco-ambientaliste ed eliofile. Non ho trovato di più appropriato altro se non il 24 della quinta parte de La morte del sole:" Sulla conciliazione con la natura, la novella di Thomas Mann, Die Betrogene, ne sa una più di Hegel quando, al desiderio di amore della signora von Tummler. ormai in menopausa, la natura risponde ristabilendole il flusso mestruale, ma come cancro. In questo grande racconto, che si presenta, come si conviene, lezioso e perdigiorno, v'è tra le pagine, avvolto in serico damasco, il significato dell'età del compimento. L'idea che si realizza come sberleffo".
martedì 8 aprile 2014
L'ingannato
Uno arriva e fa l'Assessore ai Saperi e alla Bellezza condivisa. E mi ricordo che l'assessore è "quello che si siede accanto", in questo caso, a Catania, accanto ai Saperi e alla Bellezza Condivisa. E allora un altro pensa che i Saperi siano dei mestieri o cristiani o, nel peggiore dei casi, altri assessori o consiglieri comunali e che la Bellezza condivisa sia un'escort, una bella ragazza che si condivide al bunga bunga. Invece no, l'Assessore non si siede accanto, ma solo se ne sta a "urlare al vento nella speranza che orecchio lo senta" - come scrive o urla da licantropo, il professore Licandro della città delle mulinciane, assessore che condivide la Bellezza(con chi,Bellezza?). Tutto questo si può ben condividere, ma che Manlio Sgalambro, ne La morte del sole "sulla quale tanto si è soffermato" abbia voluto redigere un manifesto eco-ambientalista per tenere in vita il sole(s'è spento il sole e chi l'ha spento sei tu, grande Celentano!) ci pare un azzardo sia pure di bene intenzionata ispirazione antindustrialista. Facendo finta di avere letto per intero Il tramonto dell'Occidente (Der Untergang des Abendlandes) di quel reazionario protonazista di Oswald Spengler, ecco quanto scrive il professore Licandro, assessore in condivisione, in con-addizione, con-moltiplicazione, con-sottrazione, presentando il catalogo, Contrasti,edito da Carthago, di una mostra di dipinti dell'avvocato penalista Salvo Trombetta, esposti nei locali del Palazzo Platamone della città delle mulinciane (come Niscemi e Ramacca sono le città dei carciofi):"[Siamo al] tramonto. Della nostra civiltà contemporanea che si è nutrita di terre come di uomini, di colori come di poesia, per risputarci nero catrame: è il tramonto dell'Occidente [...]. Bisogna abbandonare i siti dove le ciminiere soffocano la terra[...] andare verso mari e terre meno contaminati[...] andare a Vendicari o arrampicarsi sui Nebrodi dove bla bla bla fru fru fru. Ma [ ...] l'uomo invadente [in presenza di escort non si può dire di un uomo che siainvadente, ma Allah Akbar, è grande e perdona tutti!] e stupratore[Bellezza condivisa e stuprata?], signore della terra e dei mondi [e degli Anelli], dominatore del bergsoniano 'spirito vitale'[ esprit? non era élan?] al quale addirittura vuole sostituirsi per farsi unico dio, scoprirà presto che non c'è bisogno di attendere qualche milione di anni per assistere alla morte del sole[ecco!] sulla quale tanto si è soffermato Manlio Sgalambro: il sole lo sta già uccidendo lui[non Sgalambro, ma lo stupratore di escort condivise]". Non condividendo quanto l'assessore condivide con la Bellezza, ho deciso di ri-soffermarmi sul saggio di Sgalambro alla ricerca di considerazioni eco-ambientaliste ed eliofile. Non ho trovato di più appropriato altro se non il 24 della quinta parte de La morte del sole:" Sulla conciliazione con la natura, la novella di Thomas Mann, Die Betrogene, ne sa una più di Hegel quando, al desiderio di amore della signora von Tummler. ormai in menopausa, la natura risponde ristabilendole il flusso mestruale, ma come cancro. In questo grande racconto, che si presenta, come si conviene, lezioso e perdigiorno, v'è tra le pagine, avvolto in serico damasco, il significato dell'età del compimento. L'idea che si realizza come sberleffo".
sabato 29 marzo 2014
La "Repubblica" delle melenzane
Ricordo questi versi di Dante: “Ahi Costantin di quanto mal fu matre...” Quei versi ricordano l’editto dell’imperatore Costantino che nel 313 d. C. fece una donazione alla Chiesa..." - così Scalfari nel suo editoriale di oggi, 30 marzo 2013. Ricordo che quei versi Dante (1265-1321) li scrisse tra il 1300 e il 1316,per l' impossibile conoscenza della De falso credita et ementita Costantini donatione declamatio che Lorenzo Valla (1405-1457) ebbe a dissertare nel 1440. Ovviamente ignorante non è Dante, ma Eugenio Scalfari che professa saperi inconsistenti, aggiungendosi alla lista di quei falsari presi di mira da Valla: " Perciò non è di Costantino questa prosa, ma di qualche stoliduzzo di ecclesiastico che non sapeva che si dicesse o in che modo, di qualche canonico bene ingrassato di corpo e di mente e che eruttava questi pensieri e queste parole nella crapula e nel calore del vino [e nell'algida presunzione dilagante per la dilagata anagrafe]". (la traduzione del passo è quella proposta da TEA Storica giugno 1996)
La "Repubblica" dell'edizione siciliana non è da meno del fondatore, Scalfari. Ieri sabato 29 marzo 2014 Beppe Benvenuto a p. XVII ci dava notizie di un doppio viaggio in Sicilia di Ernst Junger (con la dieresi sulla "u") che sarebbe per Benvenuto avvenuto nel 1927 e nel 1977. Falso: il primo è del 1929 come si legge nell'edizione della Sellerio del 1993 che il malcapitato Benvenuto cita omettendo il nome del curatore (magnifica la sua "cura") che è anche il traduttore, Giuseppe Raciti, filosofo universitario catanese. Il malcapitato benvenuto produce un altro falso instillando nel lettore la convinzione che il padre dell'Anarca e dell'Arbeiter scrivesse o abbia scritto il suo diario del 1929 ( e non del 1927) in italiano.
Pienamente condivisa questa definizione di cretino o di melenzana (o di cretino intelligente di sciasciana memoria) nel cui "modo di agire [si osserva] una completa paralisi di alcune aree del cervello, letteralmente inibite da un'onda di emozione incontenibile. Problemi di sinapsi, collegati all'inibizione dei centri che presiedono alla coordinazione logica". E' di Valerio Magrelli alle prese o alla cura dei "difetti della sinistra" (in Il Sessantotto realizzato da Mediaset. Un Dialogo agli Inferi, Einaudi 2011, p.29). Altra bella definizione di Magrelli della vecchiaia (e del morbo di Parkinson - in un libro, Geologia di un padre, Einaudi 2013 - che è un monumentale "grattacielo" geologico al padre, al suo, al nostro, a noi quando saremo padri di figli come Magrelli): "La vecchiaia è una droga: un fungo allucinogeno [uno stato di] traslazione psichica. L'uscire da sé, l'extasis. Bisogna figurarsi un astronauta che tronchi il cavo con cui è collegato alla navicella. Persa ogni speranza di recupero, mio padre non aveva più dove tornare, e ormai orbitava lontano dai compagni, a una distanza che solo il suo sguardo riusciva a misurare" (p.35). E mi convinco sempre di più che nel mito di Edipo non si celebra il complesso di subalternità sessuale su (sotto) Laio. Edipo era un mitico pederasta odioso per avere spinto alla morte il suo Crisippo. E, in buona sostanza, se uno è scemo, la responsabilità non risale a Edipo al quale se lo avesse chiesto Laio l' avrebbe data Giocasta, per liberarsene e cambiare partner. Agli antichi Greci manca la famiglia, la famiglia monogamica, la famiglia, innaturale, dei cristiani. Per i Greci importante era il ghenos, che sarà la gens dei Romani.
La "Repubblica" dell'edizione siciliana non è da meno del fondatore, Scalfari. Ieri sabato 29 marzo 2014 Beppe Benvenuto a p. XVII ci dava notizie di un doppio viaggio in Sicilia di Ernst Junger (con la dieresi sulla "u") che sarebbe per Benvenuto avvenuto nel 1927 e nel 1977. Falso: il primo è del 1929 come si legge nell'edizione della Sellerio del 1993 che il malcapitato Benvenuto cita omettendo il nome del curatore (magnifica la sua "cura") che è anche il traduttore, Giuseppe Raciti, filosofo universitario catanese. Il malcapitato benvenuto produce un altro falso instillando nel lettore la convinzione che il padre dell'Anarca e dell'Arbeiter scrivesse o abbia scritto il suo diario del 1929 ( e non del 1927) in italiano.
Pienamente condivisa questa definizione di cretino o di melenzana (o di cretino intelligente di sciasciana memoria) nel cui "modo di agire [si osserva] una completa paralisi di alcune aree del cervello, letteralmente inibite da un'onda di emozione incontenibile. Problemi di sinapsi, collegati all'inibizione dei centri che presiedono alla coordinazione logica". E' di Valerio Magrelli alle prese o alla cura dei "difetti della sinistra" (in Il Sessantotto realizzato da Mediaset. Un Dialogo agli Inferi, Einaudi 2011, p.29). Altra bella definizione di Magrelli della vecchiaia (e del morbo di Parkinson - in un libro, Geologia di un padre, Einaudi 2013 - che è un monumentale "grattacielo" geologico al padre, al suo, al nostro, a noi quando saremo padri di figli come Magrelli): "La vecchiaia è una droga: un fungo allucinogeno [uno stato di] traslazione psichica. L'uscire da sé, l'extasis. Bisogna figurarsi un astronauta che tronchi il cavo con cui è collegato alla navicella. Persa ogni speranza di recupero, mio padre non aveva più dove tornare, e ormai orbitava lontano dai compagni, a una distanza che solo il suo sguardo riusciva a misurare" (p.35). E mi convinco sempre di più che nel mito di Edipo non si celebra il complesso di subalternità sessuale su (sotto) Laio. Edipo era un mitico pederasta odioso per avere spinto alla morte il suo Crisippo. E, in buona sostanza, se uno è scemo, la responsabilità non risale a Edipo al quale se lo avesse chiesto Laio l' avrebbe data Giocasta, per liberarsene e cambiare partner. Agli antichi Greci manca la famiglia, la famiglia monogamica, la famiglia, innaturale, dei cristiani. Per i Greci importante era il ghenos, che sarà la gens dei Romani.
martedì 4 marzo 2014
To publish or to perish: this isn't a question. Pubblicali e bruciali: it's better or amusing!
Elenco delle pubblicazioni selezionate e da bruciare del prof . VITTORIO Agatino
1. Il lungo attacco al latifondo. Spiritara e contadini nelle campagne siciliane (1930-1950), Cuecm Catania 1985
2. Michele Amari. Memorie sugli zolfi, Gelka Palermo 1990
2. Michele Amari. Memorie sugli zolfi, Gelka Palermo 1990
3. Recinzioni,
Catania Cuecm 1990.
4. Sciascia,
la storia ed altro, Sicania Messina 1991.
5. Formicolii,
Catania Cuecm 1992.
6. I
contadini, in I Grandi Siciliani. Tre millenni di civiltà,
vol. I, Giuseppe Maimone Editore Catania 1992.
7. L’ “ordine” e la “ moralità” negli affari a
Catania, Catania 1993.
8. Introduzione
a Francesco Valenti, La città del leone. Il centro urbano di Lentini dal
1693 al 1860, Cuecm Catania 1993.
9.
Prefazione a Rosanna Zaffuto Rovello-Antonio Vitellaro-Giacomo Cumbo, Signori
e Corti nel cuore della Sicilia, Fondazione Culturale "Salvatore
Sciascia", Caltanissetta 1995.
10.
L’Etna genius loci, la lava il suo
profeta in La pietra di fuoco, Acicatena (Catania) 1994
11.
Ristampa anastatica ed Introduzione del Piano regolatore pel
risanamento e per l’ampliamento della
Città di Catania, di Bernardo Gentile Cusa, De Martinis Catania 1995.
12.
Una vita contro il malgoverno. Intervista con Franco Pezzino, Cuecm
Catania 1995.
13. Cosmo
Mollica Alagona. Pioniere del turismo d’impresa etneo, Maimone Catania
1995.
14.
Cura, introduzione e stampa de I briganti in Sicilia di Salvatore Lo
Presti, Gelka Palermo 1996.
15.
Cura, introduzione e stampa de Gli
ordinamenti marittimi di Catania (XV-XVIII secolo), Enna 1997.
16.
Cura de Il riscatto della memoria. Materiali per la ricostruzione
dell’Archivio Storico della città di Catania, con il saggio “ Cinquanta
quattro anni dopo”, Catania 1999.
17.
La mafia di carta, Guaraldi Rimini 1999.
18.
Il parco letterario di Brancati (De Roberto e Verga), Catania
2000.
19.
La vecchiaia di un siciliano in Una Facoltà nel Mediterraneo,
Vol. II, Giuffrè Milano 2000.
20.
Anteo. Saggio marinaro sulla "questione meridionale" d'Italia,
Maimone Catania 2002
21.
Un canto di cigni, in Per un bilancio di fine secolo. Catania nel
Novecento ( a cura di Corrado Dollo). Atti del III Convegno di
Studio (1951-1980), Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale, Catania
2002.
22.
Catania a pezzi (con Aldo Motta), Edizioni Greco Catania 2003.
23.
Lo sguardo fuori, Catania 2005.
24.
Storia del mare, Selene edizioni, Milano 2005
25.
“La città dell’uomo nella mente di Dio in “Sacramentale”, Atti del Convegno
di Caltanissetta, aprile 2006, Caltanissetta 2006.
26.
Introduzione a I “pecchi” a Catania, di Santo Privitera, Mare nostrun
edizioni, Catania 2007.
27.
I manichini di Renzo. Manzoni storiografo, Selene edizioni Milano 2009
28.
Se la Sicilia fosse un’isola sarebbe ricca di portualità, autonoma e con il
segreto Riposto in … in Salvo Di Bella ( a cura di), La Sicilia ed il
Mediterraneo in un riscontro interdisciplinare, Franco Angeli Milano 2010
29.
Italian Serendipity, Bonanno Acireale- Roma 2012
30. Melenzanologia. Storia e storie di identità e di tradimenti, Bonanno Acireale-Roma, 2014
31. Prefazione a Logos Evolution di Gianfranco Damico, Melino Nerella Edizioni, s.i.l. 2014
30. Melenzanologia. Storia e storie di identità e di tradimenti, Bonanno Acireale-Roma, 2014
31. Prefazione a Logos Evolution di Gianfranco Damico, Melino Nerella Edizioni, s.i.l. 2014
martedì 21 gennaio 2014
Dedicato a Kuken Gutenberg
Titolo:
Melenzane e tradimenti. Storie di identità
"Sosteneva la tesi che la vita potesse svilupparsi soltanto a una certa distanza dalla terra, poiché la terra stessa emanava di continuo un gas di putrefazione, un cosiddetto 'fluidum letale' che paralizzava le energie vitali e prima o poi portava definitivamente alla morte. Per questo tutte le cose vive tendevano ad allontanarsi dalla terra con la crescita, cioè crescevano di là da essa e non dentro di essa; per questo protendevano verso il cielo le loro parti più preziose: il grano la spiga, il fiore i suoi petali, l'uomo la testa; e sempre per questo, quando l'età li incurvava e li piegava di nuovo verso terra, dovevano necessariamente soggiacere al gal letale, nel quale infine dopo la morte si trasformavano anch'essi mediante il processo di decomposizione" (Patrick Sueskind, Il profumo, tr. di Giovanna Agabio).
"... ho i piedi per terra, ben saldi sul duro suolo che mi ha visto nascere. L'odore delle zolle mi circonda. Nelle mie vene scorre lento del sano sangue contadino" (Joseph Goebbels, Michael. Diario di un destino tedesco, tr. Monica Mainardi).
Melenzane e tradimenti. Storie di identità
"Sosteneva la tesi che la vita potesse svilupparsi soltanto a una certa distanza dalla terra, poiché la terra stessa emanava di continuo un gas di putrefazione, un cosiddetto 'fluidum letale' che paralizzava le energie vitali e prima o poi portava definitivamente alla morte. Per questo tutte le cose vive tendevano ad allontanarsi dalla terra con la crescita, cioè crescevano di là da essa e non dentro di essa; per questo protendevano verso il cielo le loro parti più preziose: il grano la spiga, il fiore i suoi petali, l'uomo la testa; e sempre per questo, quando l'età li incurvava e li piegava di nuovo verso terra, dovevano necessariamente soggiacere al gal letale, nel quale infine dopo la morte si trasformavano anch'essi mediante il processo di decomposizione" (Patrick Sueskind, Il profumo, tr. di Giovanna Agabio).
"... ho i piedi per terra, ben saldi sul duro suolo che mi ha visto nascere. L'odore delle zolle mi circonda. Nelle mie vene scorre lento del sano sangue contadino" (Joseph Goebbels, Michael. Diario di un destino tedesco, tr. Monica Mainardi).
lunedì 20 gennaio 2014
Lo spirito del porco o il corpo dello Spirito... occidentale.
Mark Kurlansky (Cod. A Biography of the Fish that Changed the World, 1997) sostiene che il merluzzo (cod), baccalà o stoccafisso (stockfish) insegnò la rotta nord europea per la scoperta delle Americhe in quel punto di approdo chiamato Cape Cod. Brian Fagan (Fish on Friday. Feasting, Fasting and the Discovery of the New World, 2006) dà alle aringhe il merito. (I libri citati, di splendide idee, sono anche dei ricettari di cucina che non possono non arricchire la biblioteca del cuoco di pesce). Altri sostengono che la linea di divisione tra il Nord del mondo e il Sud sia quella che separa i mangiatori di carne di porco dai salumifobi. San Marco (o repubblica marinara della civiltà veneta) per tutti quegli ittiofobi e per chi non condivide la classica tesi di Max Weber (il protestantesimo quale Spirito o religione del capitalismo calvinista e anglo americano): "Di tutti i viaggiatori che approdarono a Venezia dall'Oriente, il più importante fu senza dubbio un abitante della Giudea, defunto ormai da molto tempo, un uomo di nome Marco. ritenuto l'autore di uno dei Vangeli nonché il fondatore della Chiesa di Alessandria. Nell' 828-829 alcuni mercanti veneziani che si trovavano ad Alessandria trafugarono le sue spoglie, nascondendole in una botte: avendo coperto le ossa con carne di maiale, riuscirono a passare l'ispezione dei funzionari di dogana musulmani, che preferirono non mettere le mani tra la carne suina. Il successo del trafugamento fu considerato segno certo dell'approvazione del santo". Da qui i resti furono custoditi in una cappella privata del doge, in seguito ampliata nell'XI secolo, sede del Patriarca e poi cattedrale nel XIX secolo. P.S. il passo tra virgolette è tratto da David Abulafia, Il grande mare, Mondadori 2013, p.250. Sul furto delle reliquie sacre che tanto ebbe a meritare dalla religione cristiana disponiamo della traduzione italiana, pubblicata a Milano da "Vita e pensiero" nel 2000 di P.Geary, Furta Sacra: Thefts of Relics in the Central Middle Ages, Princeton 1978.
giovedì 9 gennaio 2014
La merda sul mare
Gianluca mi chiede notizie relative alla pubblicazione di una storia del porto di Catania, scritta assieme a Daniele, ad Angela e commissionataci dall'Autorità portuale. Rispondo che la stampa della nostra ricerca, consegnata al committente una decina di anni fa, non è mai avvenuta, a dimostrazione ulteriore che quella dove viviamo non è una città di mare ma di merda, alimento principe delle mulinciane prima dell'epoca dei fertilizzanti chimici. Pare che lo sviluppo della civiltà occidentale (o del capitalismo) sia legato alla trasformazione dell'escrementizio, riscattato dallo status di rifiuto marginale per quello di risorsa utile, come ad esempio- scriveva Maurizio Ferraris - nel colonialismo: " i negri, conculcati dal civilizzatore bianco (e asettico, a ogni livello: dalle infermiere, ai missionari, spazzini del visibile e dell'invisibile), sono prima definiti come rifiuti, poi riscattati come escrementi utili"(pagine 8 e 9 dell'Introduzione all'edizione italiana di Dominique La Porte, Storia della merda, Multipha edizioni 1979). E' una città parmeneidemente bloccata alla fase anale e chissà per quanto tempo! O forse sarà la città anale per suo destino, l'orto delle mulinciane!
In questi giorni si ricorda la morte (5 gennaio 1984) per mano mafiosa del giornalista Pippo Fava. Tutti sono d'accordo nel ritenere che l'omicidio sia stato facilitato nella realizzazione dall'isolamento della vittima. Isolamento: un termine da elettricista che, quando deve mettere in suo potere in modo da non nuocere un filo scoperto, si adopera per isolarlo. Un termine paradossalmente mafioso: se si fa parte di una cosca non si può essere colpito o defoliato se non assieme a tutta la cosca, foglia per foglia. Un termine medico o carcerario cretinamente trascinato nelle questioni criminali. E, con in mano il libro di Fredi Caruso, Un secolo azzurro (di football, non di mafia, non di mare, non di cielo), sono arrivato alle pagine in cui si legge degli attentati al Duce, odiato fino al tentativo di omicidio mano a mano che si infittivano i consensi (uno per tutti: John Fitzgerald Kennedy, assassinato nel 1963, era isolato alla presidenza di 189,2 milioni di abitanti?). Insomma, uno lo si ammazza (o si tenta di fare fuori) per la sua pericolosità, temibile proprio perché non è isolato, proprio perché ha oltrepassato il deserto della sua "isolatezza". E' una punizione come "premio" per avere fatto presa, dopo avere fatto presa. E, poi, questa idea dei mafiosi che indicono summit congressuali per ascoltare gli esperti misuratori del grado di isolazionismo (con quali termometri?) è un'altra delle mulincianate dei mafiologi ruspanti. Mulincianata per incontrovertibilità. L'hanno ammazzato perché erano psicopatici. L'hanno ammazzato perché manco li calcolava. Per spavalderia li sovrastava e li disprezzava, facendoli sentire delle merde! E non era isolato, cazzo! Al contrario: era il capo di un grande partito informale che cresceva chiarendosi le idee!
sabato 4 gennaio 2014
Tra Rasputin e Stalin: il nazbol
La magnifica biografia di Emanuel Carrère, Limonov,(Adelphi 2012) si apre con un aforisma sorprendentemente geniale di Valdimir Putin( "il doppio di Eduard", vale a dire, di Limonov): "Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore". Edicka Savenko, detto Limonov, come un nazista non vuole restaurare il comunismo, come un bolscevico lo rimpiange. La sua vicenda personale racconta la lunga scandalosa fine della storia sovietica.
Da una rivoluzione - quella dei Soviet - del cazzo (il penis di Grigory Rasputin - 30 centimetri, conservato in un Museo di San Pietroburgo, fondato da Igor Kmyazkin, "chief of the prostate research center of the Russian Academy of Natural Sciemces" - ebbe un ruolo importante nella dissoluzione della ruling class aristocratica zarista alla vigilia della Rivoluzione d'Ottobre) alla caduta dello stalinismo, seppellito da quegli ubriaconi di Eltsin e dai suoi antagonisti alcolizzati, non poteva venire fuori che una generazione di nazbol di cui Limonov, co-fondatore del Partito nazionalbolscevico, non è il più rappresentativo ma che ha - come e più di altri esponenti della nuova generazione - l'ossessione del cazzo, del suo, di quello dei neri americani che non si fa mancare sbarcato a Manhattan, delle ninfomani amate (Natasha: "mi sgriderai dopo; prima scopami"), delle sue donne (Anna, Tanja, Liza e così via), tutte affette da bulimia sessuale. E poi ... tutta quell'altra gente raccontata da Zachar Prilepin, l'ammazza-ceceni. Ovviamente il nazbol non è una categoria politica ma un costrutto antropologico (in Italia abbiamo il fasciocomunista, Antonio Pennacchi). Ma che cazzo!
P.S. La questione sul ritrovamento dell'attrezzo rasputiniano è complessa, considerato che è stato il corpo del monaco sforacchiato da revolverate, buttato ancora vivo e ripescato il 19 dicembre del 1916, "spaventosamente gonfio nell'acqua del canale Malaja Nevka [...].La notte del 20 dicembre il professor Kosorotov, titolare della cattedra di Medicina Legale all'Accademia di medicina militare, eseguì l'autopsia e l'imbalsamazione del cadavere. Il cuore fu estratto e riposto in un recipiente speciale, e i polmoni prelevati e immersi nell'alcool [...]. Il verbale dell'autopsia fu conservato a lungo presso l'Accademia di Medicina militare. Ma negli anni Trenta scomparve"(Edvard Radzinskij, Rasputin, Mondadori 2001, pp. 494-495). Di seguito (da "Russian Museum Rasputin" internet):
The Russian Museum of Erotica, newly opened in St. Petersburg, has been crowing about its acquisition of the penis of Rasputin (the mad mystic and lover of the wife of the Russian Tsar). A photo accompanying the many news reports about this unusual exhibitshows an attractive young woman staring rather in awe at the huge, grotesque thing as it floats in formaldehyde . It definitely looks like a penis, but is it Rasputin's penis (which, according to legend, was 13 inches long)?
As it turns out, Rasputin's penis has had a rather colorful history since its separation from his body. Here are some of the highlights. In 1916 Rasputin and his penis parted ways due to the machinations of a murdering gang of angry nobles. But, according to rumor, a maid found the bodiless member at the crime scene and saved it. During the 1920s a group of Russian women living in Paris acquired it (or acquired something that they believed to be his penis) and worshipped it as a kind of holy relic, while keeping it inside a wooden casket. Rasputin's daughter, Marie, didn't like the idea of her Dad's penis hanging out with these women, so she demanded the thing back. And it presumably stayed with her until she died in California in 1977. It then disappeared for a while until it came into the possession of Michael Augustine, who found it tucked away in a velvet pouch along with some of Marie Rasputin's manuscripts that he bought at a lot sale. Augustine sold the well-travelled penis to Bonham's auction house who then discovered (surprise, surprise!) that what they had bought was not a penis, but instead a sea cucumber.
That's where events stood in 1994. Now, ten years later the Russian Museum of Erotica is claiming that they have Rasputin's penis. Igor Knyazkin, the director of the Museum, claims that he bought it from a French antiquarian for $8,000. Which just begs the question: where did this French antiquarian get the penis from? One might also wonder why the Museum's penis is preserved in fluid, whereas all early accounts of Rasputin's penis describe it as dried out.
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